Vincenzo Vinciguerra

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Vincenzo Vinciguerra

Vincenzo Vinciguerra (Catania, 3 gennaio 1949) è un terrorista italiano.
Inizia la sua militanza politica nel Movimento Sociale Italiano, da cui è fuoriuscito per entrare in  Ordine Nuovo, movimento politico di estrema destra trasformatosi poi in organizzazione terroristica, lasciandola ancora, per entrare in Avanguardia Nazionale.
L’idea politica di Vinciguerra era fortemente oltranzista. Lui a differenza di molti neofascisti dell’epoca, non concepiva nessuna giustezza all’interno del nuovo stato repubblicano, là dove invece i neofascisti trovavano nell’ Arma dei Carabinieri e nelle forze di polizia la parte “sana” all’interno di un regime democratico malvisto. Il terrorista stesso in un’intervista a “La Notte della Repubblica” dichiara, in relazione ad un attentato contro la sede della Democrazia Cristiana di Udine, testualmente :”qualche bomba è stata messa a partire dal 1971, la prima fu alla Democrazia Cristiana, in coincidenza dell’ingresso dei blindati dei carabinieri a Reggio Calabria. Come vede già in quell’attentato non c’è l’ottica del neofascista che vede nell’ Arma dei Carabinieri o nelle forze di polizia, i corpi sani della nazione che contrappone lo stato al regime, no… infatti il primo attentato fu di protesta contro questo intervento delle forze di polizia a Reggio Calabria.”
Il 31 maggio 1972, Vinciguerra è autore di un attentato a Peteano (frazione di Sagrado, in provincia di Gorizia). Una Fiat 500 con alcuni fori di proiettili esplode quando un gruppo di carabinieri, avvertiti da una telefonata anonima della presenza sospetta dell’auto, tenta di aprire in cofano della macchina. Nell’attentato muoiono Donato Poveromo, di 33 anni, Franco Bongiovanni, di 23 anni, Antonio Ferraro, di 31 anni. Il 6 ottobre 1972, Ivano Boccaccio, appartenente al gruppo di Ordine nuovo di Udine tenta, all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, il dirottamento di un Fokker 27 diretto a Bari, chiedendo un riscatto di duecento milioni di lire. Dopo aver liberato i sette passeggeri in cambio di un rifornimento di carburante rimane solo in seguito alla fuga dall’aereo dell’equipaggio e viene ucciso nell’attacco condotto dalla polizia. Nel 1975 Vinciguerra e Carlo Cicuttini furono inquisiti e processati per il tentativo di dirottamento: vennero assolti in primo grado, ma condannati in appello nel 1976. In vista dell’arresto per l’episodio di Ronchi dei Legionari, nell’aprile del 1974 Vinciguerra espatria nella Spagna franchista, dove erano operative le basi della rete anticomunista internazionale nota come Aginter Press, guidata da Yves Guerin Serac. In Spagna, Vinciguerra conosce Stefano Delle Chiaie e, convintosi dell’esistenza di una collusione tra Ordine nuovo e gli apparati militari e di intelligence italiani, decide di concludere la sua militanza nell’organizzazione e di aderire ad Avanguardia Nazionale. Nel giugno del 1977 si sposta nel Cile di Pinochet, successivamente, nell’aprile del 1978, si trasferisce in Argentina.
Nel febbraio del 1979 rientra a Roma e pone fine anche alla militanza in Avanguardia Nazionale. A settembre dello stesso anno, ritenendo che fossero venute meno le condizioni per continuare la lotta contro lo Stato nei metodi fino ad allora adottati, si costituisce spontaneamente. Nel 1984 decide di assumersi la responsabilità dell’attentato di Peteano, non già come atto di pentimento (atto di cui a tutt’oggi non ha mai compiuto) , ma perché determinato a rendere pubblici i rapporti tra l’estrema destra e alcuni apparati dello Stato, che si erano attivati per coprire la matrice fascista dell’attacco. Alla base della sua decisione, non c’era un ravvedimento, ma una scelta politica ed ideologica. Lo stesso attentato non è solo un colpo diretto contro lo stato ma è anche e soprattutto un messaggio lanciato da Vinciguerra ai dirigenti del mondo neofascista. Il terrorista infatti afferma, sempre nella succitata intervista: “ contavo di lanciare un segnale perché venisse meno questa strumentalizzazione che veniva fatta dal mondo neofascista, del mondo neofascista, da parte dei suoi dirigenti, che non potevano continuare a frequentare gli stati maggiori e i servizi di sicurezza e contemporaneamente proclamare la guerra al sistema e l’eredità della Germania nazionalsocialista.” Durante il processo le affermazioni di Vinciguerra trovano riscontro preciso e per i depistaggi miranti a nascondere la matrice fascista dell’attentato vennero condannati in primo grado un generale e due colonnelli dei carabinieri, un perito balistico e due ufficiali dei servizi segreti. Al termine del processo, Vinciguerra venne condannato all’ergastolo perché riconosciuto come il responsabile dell’attentato. Rinunciò al ricorso in appello, dimostrando che le sue deposizioni non erano motivate dal desiderio di ottenere vantaggi personali.
Negli anni successivi alla condanna, Vinciguerra cominciò a rendere pubblici numerosi particolari di sua conoscenza relativi agli anni di piombo e alla strategia della tensione. Per le sue affermazioni rese di fronte ai giudici non ha mai chiesto sconti di pena, per sottolineare la differenza tra la sua scelta di “soldato politico“, interessato unicamente a far emergere la verità storica, e l’attività dei pentiti e dei collaboratori di giustizia.

Per  maggiori informazioni sul terrorista Vincenzo Vinciguerra vi consigliamo di visitare i seguenti link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Vinciguerra#cite_note-8
http://www.archivioguerrapolitica.org/?page_id=62
https://www.youtube.com/watch?v=53O7nuHDgvE

 

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